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(4) IL SUDDITO NUDO (Seconda parte)

IL SUDDITO NUDO

Il metodo del dibattito politico in Italia e la natura della democrazia italiana

(Seconda parte)

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[Vai alla Prima parte]


Alla ricerca di una via d’uscita

Sembra, dunque, che la ricerca del potere fine a se stesso, o il tentativo di conservarlo a tutti i costi, stia alimentando e rinforzando l’atteggiamento da sudditi che una parte degli italiani tende ad assumere spontaneamente. Pure per fare certe cose, per governare un Paese, ci vuole la posizione, ci vuole il potere, ci vogliono i voti; dunque la ricerca del consenso non ha niente di male, in se stessa; solo non si deve dimenticare che ogni cosa che si riduce fine a se stessa degenera e, alla fine, muore. La convergenza di interessi tra una parte della società italiana, che non sembra avere intenzione di accettare i rischi di un pieno sviluppo del sistema democratico e dell’economia di mercato, e una rappresentanza politica (rigorosamente trasversale) che interpreta il potere come fine a se stesso e agisce di conseguenza, ha fatto perdere di vista la funzione-guida dei politici e l’aspetto di servizio del potere; di fatto sta bloccando lo sviluppo democratico della nazione. Ma non ci dimentichiamo che c’è una fetta importante della società italiana che ha dato il suo contributo, non è solo colpa dei governi e dei politici.

Una democrazia non si può reggere sulla polizia o sulla magistratura; una democrazia si regge sui comportamenti della gente. In questo senso in parte è vero che gli italiani hanno ciò che vogliono; forse molti di loro la meritocrazia non la vogliono, anche se la sua assenza sta producendo molti guasti dei quali si lamentano; la botte piena e la moglie ubriaca non si possono avere neanche in una nazione avanzata. Bisogna rompere la spirale, ma non sappiamo se sia possibile; forse i grandi cambiamenti sociali (e l’Italia di questo avrebbe bisogno) per potersi attuare devono passare attraverso traumi; tuttavia vale la pena di provare una transizione più controllata, anche se comunque non sarà indolore. Formule non ne abbiamo, è un problema nuovo, però una cosa è certa: comunicare in modo diverso contrasterebbe i fenomeni degenerativi in atto. Ma in quale modo?

Forse è il caso di cominciare a trattare gli italiani da adulti, a PORRE LORO PROBLEMI, in maniera chiara, e chiedere cosa vogliono fare di fronte alle alternative (siamo in democrazia, non possiamo evitare il rischio che la maggioranza faccia la scelta sbagliata, ma non possiamo fare a meno di porre la questione ai cittadini). Questo sembra essere il compito dei politici, almeno di quelli di nuova generazione, e forse questo è anche il modo con il quale potrebbero farsi strada; ma qual è la parte degli italiani? Un problema cruciale è quello di come scelgono l’appartenenza politica; oggi in gran parte scelgono VISCERALMENTE, in base al grado di IDENTIFICAZIONE con l’una o l’altra parte, e così rinforzano il sistema attuale (perché il legame è reciproco, anche i messaggi che gli italiani inviano ai politici producono effetti che vanno oltre il dichiarato e le intenzioni) in quanto i politici sono stimolati a lavorare sull’ideologia invece che sul funzionamento dello Stato, sulla funzione-guida della politica e sulla componente di servizio del potere. E’ una questione essenziale eppure gravemente sottostimata, come mostrano bene due esempi recentissimi, il primo dei quali si è verificato nella trasmissione “Ballarò” del 9 ottobre 2007: il conduttore aveva invitato a partecipare Jennifer Clark, esperta della Dow Jones (agenzia di stampa del gruppo Wall Street Journal); dopo la presentazione iniziale l’ospite era stata letteralmente dimenticata e, in chiusura, era stata invitata ad esprimere un sintetico commento su: “Siamo così diversi dal resto d’Europa?”. Il commento è stato: “Ma no; siete ancora un Paese molto diviso, consumato dalle proprie divisione interne che, magari, non è riuscito ancora a superare la fase, diciamo, ideologica della politica per poi affrontare i problemi più pragmatici e concreti del Paese”. La conclusione del conduttore, in evidente dissenso e anche un po’ spiazzato, è stata: “Un parere come un altro”. Ma, se si tiene conto di tutto quello che abbiamo detto fin qui, questo non era un parere come un altro: era un’opinione assolutamente coerente e pienamente centrata sul dibattito politico nel contesto italiano.

Il secondo esempio è tratto da un’altra trasmissione televisiva, “In mezz’ora” dell’11/11/2007, nella quale Lucia Annunziata ha intervistato Gherardo Colombo, ex-giudice e ora impegnato a diffondere la cultura della legalità nella società italiana, in particolare verso i giovani; Gherardo Colombo ha tentato più volte di spiegare come i pilastri della democrazia siano incompleti se si continua a ragionare esclusivamente in termini di engineering istituzionale, di rapporti di forza e di giochi di potere, se non si tirano in ballo i cittadini e il rispetto delle regole nei microcomportamenti quotidiani. La cosa sorprendente (ma forse non tanto, a pensarci bene) era che la giornalista NON CAPIVA quello che, da un altro punto di vista, risultava invece assolutamente evidente; si è dichiarata anche delusa, alla fine, perché si aspettava più animosità verso l’attuale establishment politico da parte di un ex-giudice che aveva fatto parte del pool mani pulite. L’attenzione esasperata ai giochi del potere, e la sottostima degli altri fattori che reggono una democrazia moderna, è un’impostazione tradizionale, ormai da superare, ma domina ancora persino in quegli ambienti che più di altri dovrebbero aiutare i cittadini a capire.

Le masse non sono più innocenti, nemmeno in Italia; non abbiamo studi comparabili con quelli di Goldhagen e della Merridale, ma non possiamo più nemmeno crogiolarci nella consolatoria riflessione che, qui da noi, non sono avvenuti disastri comparabili a quelli trattati da quegli autori; alcuni studi sulla cultura degli italiani, oltre alle già citate riflessioni di De Mauro, sono illuminanti, in proposito[12]. Dunque i politici trattano gli italiani in modo paternalista, ma gli italiani SI ADATTANO; non è l’unica opzione che hanno, su questo si deve essere chiari e, parafrasando Don Milani, potremmo dire: l’ignoranza non è più una virtù, la sudditanza ingiustificata nemmeno. A volte si ha l’impressione, sentendo certe dichiarazioni di comuni cittadini alla TV, che la posizione sia: “Tocca a voi impedirmi di violare le regole, se non ci riuscite io sono legittimato”; è un'affermazione priva di senso, è una mina alla base della democrazia italiana. Ed è qualcosa per la quale non è facile dare la colpa ai politici.

Il re è nudo; i sudditi (molti di loro, almeno) anche. Sarebbe ora di informarli, affinché possano decidere se continuare così o darsi una rassettata. Beppe Grillo, Marco Travaglio, Crozza e compagnia dovrebbero riorientare i loro strali perché, altrimenti, ottengono involontariamente l’effetto di rinforzare gli alibi di questi italiani, di deresponsabilizzarli ulteriormente e di allontanare il ricambio, che pure dicono di volere così fortemente.

 

Bibliografia essenziale

Bettelheim, Bruno (1988), Il cuore vigile – Autonomia individuale e società di massa, Adelphi, Milano.

Bidussa, Davide (a cura di, 2007), Siamo italiani, Chiarelettere editore srl, Milano.

Bidussa, Davide (1995), Il mito del bravo italiano, Il Saggiatore, Milano.

De Mauro, Tullio (2004), La cultura degli italiani, a cura di Francesco Erbani, Laterza, Roma-Bari.

Goldhagen, Daniel Jonah (1997), I volonterosi carnefici di Hitler – I tedeschi comuni e l’Olocausto, Arnoldo Mondadori, Milano.

Maffei, Roberto, Cavari, Leonardo e Ranieri, Maria (2007), L’altra faccia del cambiamento / Costanti e strutture nella collaborazione online Ricerca su base statistica volta a evidenziare l’esistenza di fattori strutturali nelle interazioni dei gruppi collaborativi online. Presentata al Colloque TICE – Méditerranée 2007, Marsiglia, maggio-giugno 2007.
[Reperibile online all’URL http://isdm.univ-tln.fr/articles/num_encours.htm , n.29 della rivista online ISDM, posizione 480]

Maffei, Roberto (2006), Questioni di stile Ricerca sull’influenza dello stile di conduzione sui gruppi collaborativi online. Presentata al Colloque TICE – Méditerranée 2006, Genova, maggio 2006.
[Reperibile online all’URL http://isdm.univ-tln.fr/PDF/isdm25/Maffei_TICE2006.pdf ]

Merridale, Catherine (2007), I soldati di Stalin – Vita e morte nell’Armata Rossa 1939-1945, Arnoldo Mondadori, Milano.

Milani, Don Lorenzo (1957), Esperienze pastorali, LEF – Libreria Editrice Fiorentina, Firenze.

Nesti, Arnaldo (1997), Il cattolicesimo degli italiani, Guerini e Associati, Milano.

Gesualdi, Michele (a cura di, 1970), Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana, Mondadori, Milano.



[12] Bidussa, 1995; Bidussa, 2007; Nesti, 1997.


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